giovedì 8 luglio 2010

Bariblu, caso Auchan Triggiano-Coop: Dopo l'attesa del 1 luglio, il TAR Puglia congela tutto fino a novembre.

Il congelamento del centro Auchan all’interno di «Bariblu» a Triggiano durerà non più di quattro mesi, quando il Tar si esprimerà definitivamente sulla legittimità o meno dell’«autonomo» ampliamento della superficie di vendita di oltre mille metri quadrati. Ma la vicenda è solo la punta dell’iceberg di uno scontro tra i giganti della grande distribuzione che è destinato ad occupare le aula della giustizia amminisrativa (e non solo) portandosi dietro Regioni ed enti interessati.
Auchan, accusata da «Coop» di aver ampliato senza autorizzazione la propria superficie di vendita a Triggiano (un tempo ex Standa), non ha esitato ad avviare una serie di «indagini» amministrative per verificare le documentazioni relative alle autorizzazioni rilasciate al concorrente emiliano. E così sono partite una serie di istanze incrociate che vedono in queste ore gli uffici della Regione alla prese con richieste di «accesso» agli atti che mirano essenzialmente a esercitare una «pressione psicologica». La posizione di Coop, che si ritiene danneggiata da tale comportamento «fuorilegge» dei francesi, è in parte comprensibile: se la propria rete decidesse di applicare lo stesso criterio seguito da Auchan per «Bariblu», avrebbe le carte in regola per aprire un centro commerciale ex novo. Ovviamente si tratta di una provocazione poichè la questione di Bariblu (o meglio di Auchan) ha una storia particolare. I francesi hanno siglato un accordo con la Tricenter (che ha realizzato Bariblu) per acquisire il ramo d’azienda della ex «Standa» e utilizzare la superficie di poco più di 5mila metri quadrati già esistente. Successivamente, ai francesi è stato trasferito un «pezzo» dell’autorizzazione di un negozio di elettronica («Expert») la cui superficie era di circa 2mila metri quadrati: 1.100 sono stati trasferiti nell’ipermercato, altri 900 sono ancora «liberi». Di fatto, come peraltro afferma il Tar nell’ordinanza emessa ieri senza entrare nel merito, si è trattato di una variazione interna di spazi. Formalmente, tale operazione - in assenza di un regolamento chiaro - potrebbe avvenire solo previa specifica autorizzazione regionale e non attraverso una semplice comunicazione al Comune di riferimento. Ora la partita si gioca tutta sul danno economico. «Coop» rivendica il rispetto delle regole e un presunto danno economico da tale concorrenza sleale; Auchan, invece, cerca di dimostrare perchè quei mille metri sono utili e perché i numeri del centro di Triggiano sono al di sotto della media.
Facciamo un passo indietro. L’anno scorso Tricenter e Auchan siglano un accordo in base al quale ai francesi viene ceduto il ramo d’azienda ex «Standa». Il contratto ha una durata di nove anni: per i primi tre non è previsto il versamento di alcun canone, mentre dal quarto anno in poi il prezzo d’affitto consiste nel riconoscimento di una percentuale variabile in base al fatturato: si parte da un 2,14% per i primi 30 milioni di euro, per poi scendere man mano che aumenta il volume d’af fari. Secondo una rielaborazione su dati Auchan e Nielsen - acquisito agli atti del Tar - le performance dell’iper di Triggiano sarebbero al di sotto della media regionale e nazionale. La produttività per un ipermercato si misura con il fatturato a metro quadrato: i primi quattro mesi del 2010 avrebbero registrato un fatturato per il centro di Triggiano pari a 3.444 euro a metro quadrato, rispetto ai 6mila e 400 di tutta la Puglia, ai 7.147 del Sud Italia e i 7.581 di Auchan Italia. Stessa tendenza di tale dato rispetto alla voce complessiva degli «ipermercati» Puglia pari a 5.568 euro a metro quadrato. Insomma, Auchan ha delle buone performance complessive, ma con Triggiano va «sotto». La stima annua di fatturato di 22 milioni non sarebbe sufficiente a coprire i costi. La motivazione andrebbe ricercata nella dimensione dei competitor della zona: per farla breve, Auchan cerca di rovesciare la frittata e attribuire a «Coop» il ruolo del pesce grosso che mangia il pesce piccolo. Una partita a scacchi che muove interessi da capogiro e che richiede una immediata regolamentazione regionale (in fase di discussione) per evitare un pericoloso effetto domino per i piccoli commercianti, ogni giorno soffocati dall’avanzata della grande distribuzione.

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